Per la prova pratica ai fini del conseguimento della patente nautica occorre "esibirsi" pressoché obbligatoriamente nella prova di "Recupero dell'uomo a mare".

Si chiama così, ma in realtà non si tratta di recuperare davvero qualcuno caduto o lasciatosi cadere apposta in acqua, ma di recuperare una boa provvista di un'asta e di una bandierina.

In piena navigazione, pertanto, magari ad andatura di bolina, l'esaminatore getta in acqua la boa ed osserva il comportamento del poveraccio che in quel momento si trova al timone.

Questa prova viene effettuata solamente per verificare la capacità del timoniere di dare i giusti comandi all'equipaggio e di manovrare secondo regole ben precise, studiate prima a tavolino e provate poi durante le lezioni di pratica.

Sì, perché nel caso in cui - invece - ci si dovesse malauguratamente trovare nella vera situazione della caduta in acqua di un passeggero, le manovre da effettuare sarebbero completamente diverse.

Vediamo entrambi i casi.

Nel video sottostante viene illustrata la tecnica del recupero dell'uomo a mare ai fini dell'esame per la patente nautica.

Nel caso invece che a cadere in acqua sia un vero passeggero (caso molto malaugurato, soprattutto se a cadere in acqua è l'unica persona capace di manovrare la barca, cioè il comandante...) la prima cosa da fare è fermare il prima possibile la barca portandola col vento in prua e mollando le scotte. Occorre allontanarsi il meno possibile dallo sfortunato (o sfigato) naufrago e che qualcuno lo tenga costantemente d'occhio per sapere sempre la sua posizione. Appena qualcuno cade in mare bisogna lanciargli immediatamente il salvagente che DEVE trovarsi sempre pronto all'uso sul pulpito di poppa (assicurarsi periodicamente che la sagola galleggiante con cui è trattenuto alla barca non sia aggrovigliata).

Subito dopo aver mollato le scotte bisogna accendere il motore e premere il tasto MOB (Man Over Board) del GPS per memorizzare latitudine e longitudine del naufrago, e lanciare via radio il messaggio di urgenza PAN PAN PAN anche se si pensa di riuscire a recuperare l'uomo caduto in acqua (si potrà eventualmente in un tempo successivo effettuare una chiamata per il cessato allarme).

Infine, manovrare opportunamente con l'ausilio del motore per portarsi a ridosso del naufrago e trarlo in salvo, prestando però attenzione a non investirlo...

Purtroppo la caduta di una persona in mare è un evento drammatico, che molto spesso ha esiti nefasti, soprattutto per il fatto che solitamente si verifica con condizioni di tempo avverso, magari in piena notte, che rende estremamente difficili le manovre necessarie al recupero.

Per questo occorre dare la giusta importanza alla prevenzione, indossando sempre giubbotti di salvataggio quando il mare è mosso (ma sarebbe meglio indossarli sempre), e soprattutto agganciandosi alle apposite cinture quando si devono effettuare interventi al di fuori del pozzetto o comunque quando l'impeto delle onde rende difficoltosa la navigazione.