Le manovre per il recupero dell'uomo caduto in mare, che solitamente si studiano e si applicano praticamente nelle scuole di nautica in preparazione all'esame per la patente nautica, servono quasi esclusivamente per "saggiare" la preparazione del candidato nel dare i giusti comandi alle varie andature. In realtà, quelle manovre sono poco utili ai fini del salvataggio del naufrago.
Vediamo quindi come bisognerebbe davvero comportarsi nel malaugurato caso di tale emergenza, ricordando che esiste un solo metodo che garantisce grandi probabilità di successo: la prevenzione. Utilizzare le cinture di sicurezza quando le condizioni meteo peggiorano, o di notte quando si esce dal pozzetto (anche con mare calmo), è un grosso passo avanti nel campo della sicurezza.
CADUTA IN NAVIGAZIONE A VELA
- Fermare immediatamente la barca portandola col vento in prua e mollando le scotte. E' fondamentale allontanarsi il meno possibile dal naufrago e non perderlo mai di vista.

- Lanciare immediatamente all'uomo in mare il salvagente o qualsiasi altro oggetto galleggiante e ben visibile.
Il salvagente posto sul pulpito di poppa va sempre tenuto collegato all'imbarcazione con una sagola galleggiante lunga 30 metri. Il tutto deve essere ben fissato e tenuto in chiaro, sempre pronto al lancio senza dover perdere tempo prezioso a sciogliere legature complicate o grovigli.
- Accendere il motore
- Premere il tasto MOB (man over board) del Gps. Viene così memorizzata la posizione.
- Lanciare via radio il Pan Pan Pan, anche se si è convinti di riportare a bordo il naufrago. Infatti in caso di insuccesso, l'immediatezza della richiesta d'aiuto potrebbe essere determinante. Una volta eseguito il recupero con le proprie forze, basterà semplicemente un'altra chiamata per comunicare il cessato allarme.
L'avvicinamento
Se la barca si è già allontanata dal naufrago, bisogna tornare indietro e manovrare anche con l'ausilio del motore che nella maggior parte dei casi reali si è dimostrato determinante; può infatti supportare un eventuale difficoltoso avvicinamento a vela o, secondo le circostanze, essere utiizzato come unico mezzo di propulsione.
Orzare deve essere sempre il primo istinto del timoniere, anche se decide di tornare immediatamente indietro senza fermare la barca col vento in prua. In questo caso il timoniere continua ad accostare, quindi vira per dirigersi sul naufrago. La virata è abbastanza sicura anche se non c'è nessuno a manovrare le scotte; invece abbattere all'improvviso sarebbe rischioso, soprattutto con vento sostenuto.

A seconda dall'andatura tenuta al momento dell'incidente, per tornare indietro è necessario manovrare in modo diverso.
- In andatura stretta l'inversione di rotta comporta un avvicinamento in andatura portante. In questo caso la randa sempre gonfia non farebbe fermare la barca. Nei pressi del naufrago bisogna quindi orzare repentinamente per fermarsi col vento in prua (o quasi) con le scotte mollate.
- In andatura portante l'inversione di rotta comporta un avvicinamento di bolina. Per fermarsi sul naufrago bisogna mollare le scotte col giusto anticipo.

CADUTA IN NAVIGAZIONE A MOTORE
Non appena si verifica l'incidente bisogna accostare istantaneamente dal lato di caduta, in modo da allontanare il più possibile l'elica dal malcapitato.

Nel caso si stia navigando col pilota automatico, difficilmente si arriverà a manovrare il timone nel momento giusto, tuttavia occorre considerare che la notevole larghezza dello scafo di una barca d'altura riduce di molto le probabilità di essere feriti dall'elica nel cadere in acqua.
Fermare immediatamente la barca e lanciare il salvagente; se invece si è già allontanata, bisogna tornare indietro compiendo un percorso circolare chiamato curva di Williamson che deve terminare raggiungendo col vento in prua il naufrago. Nell'aultima fase dell'avvicinamento occorre rallentare fino a togliere la marcia per evitare sempre il rischio di ferirlo.

IL RECUPERO A BORDO
Occorre lanciare una robusta cima al naufrago per agevolargli la risalita a bordo. Con mare formato, le forti oscillazioni dello scafo possono sferrare violenti colpi a chi si trova in acqua sotto bordo. Bisogna soprattutto fare attenzione nel risalire dalla poppa. Gli indumenti bagnati aumentano enormemente di peso: se le forze non bastano, va fatta un'ampia gassa a un capo della cima, di modo che il naufrago possa infilarvi le gambe o le braccia per essere meglio aiutato dall'equipaggio.
Se il naufrago è ferito, o comunque in grave difficoltà, qualcuno assicurato a una cima deve andare in acqua per imbracarlo (meglio facendogli indossare una cintura di sicurezza) in modo da poterlo tirare a bordo con un'altra robusta cima o con una drizza manovrata dal winch. Si può eventualmente calare il tender (anch'esso assicurato ad una cima) per imbracare l'infortunato fuori dall'acqua o, se necessario, per prestargli assistenza immediata.
RICERCHE IN CASO DI UOMO DISPERSO
Bisogna tornare indietro e ripercorrere la rotta fino a quando, in caso di insuccesso, si ha la certezza che il naufrago non possa essere oltre. A quel punto si inizia a rastrellare l'intera area di mare in cui si presume possa trovarsi, tenendo anche conto di deriva, scarroccio e tempo trascorso.
Bisogna fare dei bordi successivi, un percorso "a serpentina" dove ogni passaggio deve distare dal precedente in modo da poter avvistare facilmente il naufrago. Tale distanza non dovrebbe superare il centinaio di metri anche in una giornata con tempo favorevole. Durante queste ricerche il binocolo diventa uno strumento fondamentale. Di notte, salvo miracoli, è praticamente impossibile trovare una persona priva di apparato luminoso portatile; pertanto si raccomanda di tenere sempre in tasca una buona torcia impermeabile. Inoltre, la cintura di salvataggio dovrebbe essere dotata di apposita luce stroboscopica visibile a distanza anche di giorno.
Il Gps cartografico assume un ruolo fondamentale nelle ricerche, perché lascia traccia sullo schermo del percorso dell'imbarcazione. In commercio esistono anche piccoli dispositivi da polso che in caso di caduta in mare emettono un segnale per la localizzazione.

Dovrà chiudere bene e stringere a sè gli indumenti per limitare il ricambio di acqua al loro interno, rimanere immobile e rannicchiato (in posizione fetale) in modo da disperdere il minor calore possibile riducendo al minimo la superficie di pelle direttamente esposta all'acqua.
Se porta una giacca con cappuccio, deve assolutamente infilarlo perché la testa è la parte del corpo che più di ogni altra disperde calore. Muoversi per cercare di riscaldarsi sarebbe un errore fatale: al momento si ha una minore sensazione di freddo, ma la più rapida perdita di energia (ovvero calorie) ed il maggiore contatto di superficie corporea con l'acqua ridurrebbero drammaticamente i tempi di resistenza. In mancanza della cintura di salvataggio bisognerebbe muoversi continuamente per galleggiare.