Dopo aver navigato a vela per un determinato periodo, occorre rientrare in porto, punto di partenza e arrivo di ogni traversata, che si tratti del porto di base, di un porto di scalo o di un porto di rifugio ("puggiata").
I porti interni, che si trovano negli estuari dei fiumi o sono scavati nelle pianure costiere, offrono di solito buoni ripari, ma per chi viene dal mare la loro entrata a volte è difesa da canali e da correnti che ne rendono l'accesso alquanto difficoltoso.

Non si sceglie un porto solo in base alla qualità del rifugio e dell'accoglienza: il pescaggio delle barche grosse o la larghezza di certi catamarani limitano la scelta degli scali.
La qualità dell'accoglienza in un porto spesso dipende dalla sua specializzazione: è meglio non infilarsi con una barca a vela in un terminale petrolifero, evitare di soggiornare nelle nuvole di polvere di un porto minerario. Le basi militari, poi, non sono affatto accoglienti nei confronti del visitatore smarrito. Tanto vale ripiegare sulle comodità di un porto turistico dai pontili ben allineati e ben riparati, anche se a volte affollati.
I porticcioli di pescatori possono essere luoghi di scalo gradevolissimi, a patto di informarsi sul movimento delle barche, per non occupare un posto riservato.
L'atteggiamento del diportista al momento dell'arrivo, nonché la sua discrezione, sono condizioni necessarie a una buona integrazione in questo ambiente incantevole, che resta pur sempre il principale strumento dei professionisti che vi lavorano.
In ogni porto bisogna sempre e comunque rispettare regole di vita e di cortesia che non sempre è facile indovinare partendo dal nulla.
Un ingresso in porto va preparato con grande anticipo, molto prima comunque di aver individuato le prime boe del canale. In fase di avvicinamento, gli eventi possono precipitare e tutto ciò che non sarà stato previsto potrà diventare fonte di brutte sorprese.
Consultare i documenti nautici
Si prepara una buona parte delle operazioni consultando il portolano e le guide nautiche di bordo (vi si trovano le piante di numerosi porti e fotografie molto utili). Certo, si farà il calcolo indispenabile della marea, e non si dimenticherà che la preparazione deve rispondere alle seguenti domande:
1) qual è la pianta del porto?
2) qual è la profondità dei bacini (e il pescaggio della barca)?
3) c'è una velocità limite, segnali di ingresso?
4) qual è il canale VHF della capitaneria?
E' chiamando sul canale dell'ufficio del porto che si può sapere dove dirigersi una volta dentro, informazione indispensabile in certi porti molto grandi. Infine un'occhiata alla normativa vi ricorderà che nei canali si deve tenere la destra.
Arrivando in un porto conosciuto, non si dovrà dimenticare che certi fattori (soprattutto le maree) possono cambiare in parte gli aspetti noti di quel porto. Un piccolo coefficiente di marea può rendere inaccessibile un bacino che avete già visitato, anche in fase di alta marea. Il paesaggio può cambiare completamente e può non esserci più posto con la bassa marea.
Osservare i luoghi
I documenti nautici non bastano: bisogna dedicarsi anche all'osservazione minuziosa del luogo per rendersi conto della densità degli alberi, tipi di barche, forza e direzione del vento, della corrente (le boe delle nasse messe dai pescatori nei canali hanno in questo caso la loro utilità).
Una valida informazione è fornita dalle dimensioni delle barche all'ancora. La foresta di alberi (delle barche) che spuntano dietro il molo può dare un'idea dell'affollamento del porto. L'osservazione permette di controllare il traffico, ed aiuta ad individuare i segnali, che bisogna rispettare soprattutto nei porti misti (commercio e diporto).
Entrare in porto
Gli inglesi sono soliti entrare in porto con barca perfettamente in ordine, vestiti in modo impeccabile e manovrando in silenzio, come se rientrassero da una passeggiata domenicale. Gli italiani sono talvolta più lassisti quanto a buona creanza... Ad ogni modo, per gli uni e per gli altri la prassi di manovra, in vista del porto o del rifugio scelto, è la seguente:
- per sicurezza si accende il motore (lasciandolo in folle). Ci si mette quindi con la prua al vento per avvolgere o ammainare il fiocco e per ammainare la randa (le vele devono poter essere issate rapidamente in caso di avaria meccanica). Infine, dopo aver controllato che nessuna scotta è finita in acqua, si innesta la marcia e ci si dirige verso l'imboccatura del porto. E' il momento di chiarire il compito di ciascun membro dell'equipaggio: preparare i cavi di ormeggio, mettere i prarabordi, ritrovare il mezzomarinaio, ecc.
- I parabordi vanno appesi a sinistra e a dritta, nella parte più panciuta delle fiancate. Si regola la loro altezza in funzione del luogo dove si intende ormeggiare (catway, pontile, banchina).
- Un parabordo, detto "parabordo volante", è lasciato di riserva. Un membro dell'equipaggio lo terrà in mano durante la manovra, pronto a metterlo nel punto dove ci sarà il rischio di toccare e rovinare lo scafo. Egli dovrà essere attento ed agile: si può urtare con la prua a dritta, e subito dopo con la poppa a sinistra!
- Si preparano i cavi d'ormeggio, controllando che siano bene in chiaro. Si piazzano uno spring a prua, un cavo d'ormeggio a prua e uno a poppa. Un altro spring è lasciato in pozzetto, pronto all'utilizzo. Un piccolo cavo al centro della barca può rivelarsi molto utile su barche che hanno una galloccia a metà falchetta: può servire ad immobilizzare la barca contro un pontile o una banchina.
- Ritrovato il mezzomarinaio, tutti devono essere in grado di usarlo alla bisogna.
L'equipaggio deve essere pronto ad affrontare l'imprevisto. La manovra predisposta può all'ultimo momento rivelarsi inattuabile: invece di andare in banchina, bisogna forse dare improvvisamente fondo all'ancora, o prendere una boa, o addirittura andarsene: a vela, se il motore si ferma e non riparte!
Entrando in un porto conviene fare, se possibile, un giro di ricognizione per rendersi conto dei posti liberi, delle correnti, dei refoli o delle raffiche. Il giro consente anche di saggiare in una zona sgombra la manovra prevista, prima di doverla fare in un angolino del porto. Il capobarca spiega in modo chiaro la manovra che ha in mente. Segnala di volta in volta gli elementi intervenuti a modificare il bel piano messo a punto. Quando la manovra è stata preparata bene, il successo dipende in gran parte dalla buona comunicazione tra il capobarca e l'equipaggio.
Le zone sgombre, raramente lo sono senza un motivo: quel magnifico posto che sembra attendere proprio noi è magari riservato a battelli di servizio o ai pescatori di professione. Se non siete riusciti a parlare via radio con la capitaneria, è più saggio ormeggiarsi provvisoriamente a un pontile o una boa, e poi andare ad informarsi. Di solito nei porti turistici si trova una banchina di attesa, dove sostare in attesa di conoscere le istruzioni e il posto assegnato.
Infine, stare in un porto significa ritrovare la terraferma, l'ora locale, i servizi igienici e le docce, le pratiche amministrative, i rumori, gli odori e... la lista della spesa e delle cose da fare prima di essere presi dalla smania di ripartire.